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NASCE A MILANO
IL TEATRO CORVETTO

Da settembre 2025 l’Associazione Teatri Possibili è subentrata nella gestione diretta del Politeatro di viale Lucania. Lo spazio smette di essere un punto d’appoggio temporaneo per artisti e compagnie e diventa un luogo da mettere in relazione stabile con un territorio e con la sua vita quotidiana. L’obiettivo non è soltanto “fare spettacoli”, ma trasformare un edificio teatrale in una casa aperta, riconoscibile, abitata con continuità, capace di generare fiducia e valore.

La sala: com’era e come sarà.

Per molti anni il Politeatro non è stato sede di una vera e propria stagione teatrale. La sua funzione prevalente era quella dell’affitto sala a terzi: utilizzi occasionali, iniziative estemporanee, giornate isolate prive di continuità. Vorremmo invece firmare un patto con la città e con il quartiere. Da qui la prima scelta, forte e precisa: cambiare nome alla sala. Da settembre 2026 il Politeatro diventerà Teatro Corvetto. Mantenere il nome della zona, spesso associata a fragilità sociali e culturali, è già una dichiarazione precisa di cura e di presa in carico. In questa prospettiva il Teatro Corvetto sarà un presidio culturale permanente, con un compito di prossimità. 

Il progetto nasce infatti in una visione europea di rapporto territorio/luogo di cultura: le periferie viste come occasione di infrastruttura sociale e creativa e non come margine da tollerare. Una cultura, accessibile e quotidiana quindi, con capacità di generare linguaggi comuni, occasioni di incontro, forme di appartenenza che attraversano differenze di origine, lingua, età e condizione economica.

Da spazio utilizzato a teatro abitato

La prima fase che stiamo attraversando è necessariamente una fase di “messa a punto”:

  • manutenzione e adeguamenti della struttura (sicurezza, accessibilità, decoro, comfort);
  • allestimento tecnico stabile per luci e audio (non “a progetto”, ma strutturale);
  • organizzazione dell’accoglienza: biglietteria, accessi, segnaletica, servizi al pubblico
  • definizione dei flussi di apertura: orari, presidi, procedure.

Vogliamo trasformare la sala in uno spazio vissuto quotidianamente, consentendo al teatro di entrare nel ritmo del quartiere, diventando una presenza necessaria e riconoscibile. Un luogo che accoglie e costruisce comunità.